29 giu 2022

Mese del Pride e comunità LGBTQIA+

Per un’autentica inclusione liberiamoci dalle etichette

Gut gelaunte Kollegen bei der Arbeit

Se prendiamo le 20 parole d’odio che più spesso vengono rivolte alla comunità LGBTQIA+ e contiamo quante volte appaiono sul web, scopriamo che ogni mese in Italia vengono pubblicati online circa 5.300 contenuti con insulti omofobi. Una quantità rilevante che, secondo le analisi dell’agenzia di comunicazione dentsu, tende ad aumentare quando la visibilità mediatica della comunità LGBTQIA+ è più elevata, come in giugno, il mese del Pride, che vede crescere del 25% l’odio omofobo in Rete (1).

Dagli insulti online alla violenza fisica, la cronaca ci insegna purtroppo che il passo può essere breve. Anche il lavoro non è sempre un luogo sicuro: i dati 2020/21 di Istat-Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni razziali), rivelano che una persona su tre della comunità LGBTQIA+ è stata discriminata sul lavoro e una su cinque ha subìto un’aggressione o vissuto un clima ostile in ufficio o in fabbrica (2). È anche per questo che il 62% delle persone LGBTQIA+ nasconde il proprio orientamento sessuale.

Mentre chiediamo maggiori tutele per chi viene discriminato per il proprio orientamento sessuale o l’identità di genere, dobbiamo prendere atto che il problema è ancora più profondo. Tutti siamo infatti influenzati da pregiudizi (‘bias’) che condizionano, senza che ce ne rendiamo conto, la percezione che abbiamo degli altri, le opinioni che formuliamo su persone e situazioni, di conseguenza le nostre scelte rispetto a chi ci vive e lavora accanto.

La trappola dei bias inconsapevoli

Da dove nascono i pregiudizi? Le scienze comportamentali spiegano che l’origine è nel nostro cervello. Secondo Daniel Kahneman, l’essere umano è capace di due modalità di pensiero: una lenta (“Sistema 2”), che usiamo per i ragionamenti complessi e le attività mentali impegnative, e una veloce (“Sistema 1”), che entra in gioco nella quotidianità offrendoci delle scorciatoie per reagire a ciò che accade prendendo decisioni rapide.

Proprio queste scorciatoie ci spingono verso i luoghi comuni, le persone simili a noi e la ripetizione di comportamenti già vissuti, mentre d’istinto ci allontano da coloro che percepiamo come diversi e meno incasellabili nei nostri schemi.

Significato dell’acronimo LGBTQIA+

Cosa significa LGBTQIA+?

Quanti tipi di bias inconsapevoli esistono?

Anche le convenzioni e le dinamiche sociali giocano un ruolo. Già da bambini ascoltiamo espressioni linguistiche di pregiudizio, assistiamo ad episodi di discriminazione e, pur senza capirne il significato, finiamo per interiorizzali. Una volta appresi, questi modelli sono difficili da scardinare e agiscono anche quando pensiamo di averli superati.

Le conseguenze negli ambienti di lavoro possono essere serie, dai pregiudizi si può arrivare a vere e proprie discriminazioni – in fase di selezione, nelle politiche retributive, nei percorsi di carriera, ma anche nelle riunioni e nelle attività quotidiane.

Via le etichette!

Per costruire un’organizzazione davvero inclusiva bisogna lavorare a tanti livelli ed è fondamentale condividere strumenti che possano aiutare le persone ad abbattere i pregiudizi.

Come fare? Un buon inizio è liberarsi dalle etichette che rischiano di ingabbiare le persone in categorie stereotipate: è questo il messaggio dell’incontro che ha visto i dipendenti Henkel confrontarsi sui temi dell’inclusione, in particolare delle persone LGBTQIA+. L’appuntamento è stato il quarto del ciclo #diversaMENTE, in cui si affrontano le varie sfaccettature della diversità partendo dall’esperienza di chi la vive in prima persona. Nel mese del Pride, l’evento ha avuto come obiettivo quello di far conoscere il significato vero di questo momento, anche attraverso la testimonianza di colleghi e ospiti appartenenti alla comunità LGBTQIA+, che hanno sottolineato la necessità di mettere il rispetto al centro di qualsiasi relazione, senza farsi condizionare da cliché e luoghi comuni.

Sulla stessa linea anche il programma di e-learning “Hack Your Bias”, che aiuta i dipendenti a riconoscere i propri bias e i problemi che possono creare nel lavoro individuale e in team. Allargando la riflessione agli stereotipi che spesso colpiscono le donne, il marchio Schwarzkopf di Henkel promuove divHAIRsity, il progetto che incoraggia la piena espressione della personalità e la libertà da qualsiasi condizionamento legato ai capelli e l’acconciatura.

 
(1) “The Dark Side of Pride”, dentsu Italia, giugno 2022
(2) Indagine sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBT+ (in unione civile o già in unione) – anni 2020-21, Istat-UNAR, marzo 2022